Ultimata l’invocazione,
i danzatori danno inizio al ballo e alla realizzazione della prima figura che rappresenta l’aratura, quindi sempre al suono di una particolare musica, ed eseguendo il ballo “alla rovescia”, la figura viene scomposta per poi riprendere a costruirne una nuova. Si procede in questo modo sino a quando viene realizzata l’ultima figura, la raccolta, che ha la forma di un immenso ombrello. A questo punto gli sposi e i familiari si dispongono sotto la figura e, illuminati dalla calda luce del sole che ormai sta per tramontare dietro il Monte Alto, il
capurali recita ancora questi versi: «
Lu suli cala, la sira scinni, pigghiamuni li sacchi e iamuninni; ma si lu tiempu s’avissi a guastari, sutta ‘u paracqua na m’a riparari».
Così si pone fine all’esecuzione del Ballo della Cordella, alla rievocazione dell’antico Corteo Nuziale, ad un giorno di festa che vuole richiamare l’attenzione sulle nostre origini, sulla nostra cultura.
La struttura utilizzata per il ballo si ricollega, in qualche modo, a quella impiegata per il
Signuri di li fasci, manifestazione che ha luogo il
Venerdì Santo a Pietraperzia, in provincia di Enna. Qui, una lunga asta di legno sormontata da un globo e adornata con una serie di fasce bianche tenute in mano dai devoti, viene portata in processione. In entrambi i casi, le strutture rappresentano l'"
albero della vita", simbolo della rigenerazione della natura e del susseguirsi ciclico delle stagioni.
« Agosto 2004»