Il giorno due settembre, il paese inizia ad animarsi di mattina presto, mentre è ancora notte. Soprattutto lungo le vie della periferia è un continuo nitrire di cavalli, suoni di campanelle, vociferare di uomini e scalpitare di cavalli e muli. A provocarlo sono i numerosi capitini che con i propri animali si trasferiscono nella periferia nord del paese dove si danno appuntamento prima di iniziare la lunga escursione.
Nell'attesa che si raggiunge un certo numero di partecipanti e, soprattutto, che si formano i gruppi, diversi cavalieri si esibiscono in esercizi di abilità.
Poi, per una strada in terra battuta che attraversa le contrade Terrazze, Bidi e Cerasa, tutti insieme e in corteo si dirigono verso la contrada Cannedda. Lungo il percorso, immersi nella natura e, purtroppo, anche nella polvere alzata dai fuoristrada utilizzati, per fortuna da pochi, per raggiungere la località, si parla, si scherza e si cantano canzoni tradizionali.
Raggiunta la località Cannedda, ormai in tarda mattinata, viene officiata una Santa Messa in onore di Sant'Antonio da Padova e subito dopo, sempre in onore del Santo, in un clima di profonda euforia, si consumano abbondanti pranzi e si beve molto vino.
Nel pomeriggio, tra tutti i partecipanti appartenenti alla categoria dei urdunara, viene sorteggiato chi deve custodire, fino all'anno successivo, il piccolo stendardo con l'immagine del Santo.