I lunghi e articolati preparativi necessari per la realizzazione di questa manifestazione impegnano diverse persone sin da alcuni giorni prima il sei gennaio quando si riversano nei boschi circostanti il centro abitato per la scelta di pertiche e verghe, preferibilmente di castagno, e frasca di acacia necessari alla costruzione della struttura attorno a cui ruoterà l'intero rito.
Il tutto verrà trasportato, insieme ad un robusto palo, di circa nove metri, ed alla crucera, una particolare struttura realizzata incrociando quattro piccole travi all'interno di un cerchio di ferro, questi riutilizzati di anno in anno, nella piazza principale del piccolo centro. Qui, i più abili, seguendo ritmi e tecniche acquisite nei secoli e tramandate di generazione in generazione, danno inizio alla costruzione del Pagghiaru. Sotto lo sguardo attento degli anziani, sempre pronti a dare consigli, fissano il palo al centro
Nella mattinata del sei la struttura campaniforme, ormai completa e sospesa sull'alto palo, viene addobbata con arance, limoni, cotone idrofilo, tondini di cartoncino colorato e ciambelle di pane azzimo, mentre alla sua sommità viene piantata una croce, così come si usava fare un tempo in tutti i pagghiara, quest'ultima addobbata con arance, salsiccia, panini che formano una stella splendente e un lungo nastro rosso.
A questo punto il Paghiaru diviene meta di curiosi e visitatori, ma soprattutto di tutti coloro che parteciperanno alla presa della croce, e che quindi ne osservano ogni particolare alla ricerca del punto più idoneo alla scalata.
L'assalto però non può avvenire se non dopo alcune cerimonie religiose, quali la benedizione delle acque e dello stesso Pagghiaru, che hanno luogo nel tardo pomeriggio.