Gli osservatori più attenti saranno attratti, in primavera, anche dalle splendide fioriture della muscari e, qua e là, da piccole ma belle orchidee selvatiche come l'ofride azzurra e l'ofride gialla.
Continuando a salire, il bosco si fa più rado e si raggiunge un bivio, sulla sinistra, che porta alla vicina torretta di avvistamento antincendio della forestale. Ben presto si esce definitivamente dal bosco e la strada inizia a scendere di quota. Tutt'attorno, oltre a tanti arbusti di leccio, roverella e corbezzolo, abbondante cisto, ampelodesma, asfodelo bianco, anemone fior di stella.
Dopo 2300 metri circa dall'inizio dell'escursione, raggiunto un tornante, si abbandona la strada strerrata, che procede in discesa verso il sottostante Piano Cardone e poi la Valle Vite, e si prende, sulla sinistra, la traccia di una mulattiera, chiusa da un cancello di legno per metà rotto, che sale verso la Serra Frattasa. Sempre sulla sinistra si abbandona una stradina in terra battuta che procede verso le campagne del versante nord della Serra Frattasa.
Alla fine del pianoro si interrompe la mulattiera e inizia uno stretto sentiero, ben evidente, che procede a mezza costa lungo le pendici meridionali di Serra Frattasa.
Anche in questo caso, a catturare l'attenzione sono i paesaggi. Dall'alto, a precipizio, si domina la Valle Vite e Piano Cardone, dove si possono distinguere i diversi appezzamenti di terreno destinati alla coltivazione di alberi da frutta, ulivi, o al rimboschimento. Poi, più in là, i monti di Palazzo Adriano ammantati da fitti boschi.
Lungo il percorso si incontrano diversi interessanti fiori tra cui il giaggiolo siciliano, nei due colori giallo e viola, l'asfodelo bianco, l'anemone fior di stella, la violacciocca, l'ofride gialla, l'ofride azzuzza, e poi tanto ampelodesma.
Si cammina lungo il sentiero per circa 900 metri sino a raggiungere un nucleo di pochi pini. Qui il tracciato si interrompe e quindi si procede per il rientro lungo lo stesso percorso.
« Aprile 2009 »