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Parco naturale dell'Etna - Piano Vetore - Grotta Santa Barbara - Giardino Botanico Nuova Gussonea

SENTIERI




PARCO NATURALE DELL'ETNA

Piano Vetore - Grotta Santa Barbara - Giardino Botanico Nuova Gussonea - Piano Vetore

© Testo e foto: Vincenzo Anselmo




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SCHEDA SENTIERO

Punto di partenza: Piano Vetore
Lunghezza: circa 4,3 km (itinerario ad anello)
Tempo stimato: circa 1 ora e 30 minuti
Quota di partenza: 1740 metri slm
Quota massima: 1850 metri slm
Quota minima: 1700 metri slm
Difficoltà: E (escursionistico)
Segnavia: S.N. Monte Nero degli Zappini
Il sentiero di seguito descritto è uno di quelli che da solo permette di osservare alcuni degli aspetti più interessanti che caratterizzano il territorio dell'Etna. Nel volgere di poche migliaia di metri si passa dai vasti prati d'alta quota, alle folte formazioni boschive, dalle desertiche colate laviche recenti, a quelle più antiche già colonizzate da piante pioniere, dai manufatti rurali costruiti dall'uomo, alle curiose architetture laviche create dalle forze della natura, il tutto lungo un itinerario ad anello che si diparte da Piano Vetore, sul versante meridionale dell'Etna. Questo pianoro, molto ampio e facilmente raggiungibile per mezzo di una strada che si diparte dalla SP92 - qualche chilometro prima del Rifugio Sapienza -, si stende a ovest, nord-ovest di Monte Vetore. Mentre il monte è ricoperto da un fitto tappeto boschivo, il pianoro, posizionato ad un'altezza che si aggira attorno ai 1750 metri slm, si presenta per lo più spoglio ed animato da sporadici pini e bei esemplari dell'endemica ginestra dell'Etna che qui assume il portamento di alberelli. Sul margine sud-ovest si trovano diverse villette e strutture ricettive tra cui il Grande Albergo dell'Etna.
Il sentiero inizia sulla strada (ai bordi si può facilmente posteggiare la macchina) dove si trova una grande lastra di pietra lavica con su incisa la scritta Parco dell'Etna.
Parco dell'Etna: Piano Vetore
Superata la staccionata di legno, che impedisce l'accesso agli autoveicoli, si procede, accompagnati dalla bella visione delle pendici meridionali del vulcano con i piccoli coni secondari di Monte Nero e Monte Nero degli Zappini, lungo una carrareccia con il fondo ricoperto da sabbia lavica. Ai bordi, tra la vegetazione erbacea, diversi pulvini di astragalo dell'Etna, pianta endemica chiamata localmente spinasanta e molto diffusa in certe aree dove svolge, grazie al suo vasto apparato radicale, un importante ruolo di consolidamento dei terreni sabbiosi.
Dopo circa 200 metri di cammino si incontrano delle lastre di pietra lavica – una è stata collocata in occasione dell'anno internazionale della montagna – e poche decine di metri dopo una stradina asfaltata dove è collocato il P.O. 1 del Sentiero Natura Monte Nero degli Zappini, il primo sentiero ad essere stato tracciato e segnalato dall'Ente Parco dell'Etna.
Si svolta a sinistra, per pochi metri, e poi si riprende, sulla destra, la pista sterrata che sale leggermente in direzione di una lunga lingua di lava che scende dall'alto. Qui si attraversano lave colonizzate da esili piante erbacee e pulvini di astragalo, mentre si aprono alle spalle panoramiche sempre più vaste in direzione della Sicilia sud-orientale e centrale (nelle giornate limpide si individuano facilmente Monte Cammarata, Sutera, Enna).
Parco dell'Etna: piccolo cono vulcanico
Si raggiunge, ormai per un sentiero ben battuto, prima il P.O. 2, posto alla base della lingua di lava creata dall'eruzione del 1985, la più recente che ha interessato quest'area, e poche decine di metri dopo il P.O. 3, proprio di fronte ad un piccolo cono vulcanico formato da un accumulo di scorie saldate. Da notare il contrasto che emerge tra le lave più antiche, colonizzate da varie graminacee, alberi di pino laricio, pulvini di ginepro emisferico, astragalo dell'Etna, alberelli di ginestre dell'Etna, cespugli di rosa canina ingentiliti in inverno da vigorose bacche rosse e in primavera da intense fioriture di colore bianco-rosato, e le lavi recenti, brulle, ma qua e là animate da piccole macchie verdi create dagli alberelli di pino laricio che, incredibilmente, riescono ad attecchire nella superficie rocciosa svolgendo un'importante ruolo nell'opera di colonizzazione dei suoli lavici.
Parco dell'Etna: pino laricio



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