Tutta l'area del Carbonara è piena di doline che rivestono notevole interesse sia dal punto di vista geologico, perché segni evidenti di processi carsici iniziati nel Quaternario e ancora attivi, che botanico, per le diverse specie vegetali, a volte endemiche o rare, che ospitano lungo le pareti e nel fondo, come la Viola piccinina, l'Imperatoria dei Nebrodi, l'Euforbia di Gasparrini, la Viola dei Nebrodi, ma anche di interesse antropologico visto che molte di queste, sino all'immediato dopoguerra, venivano utilizzate da numerosi nivalora per accumularvi la neve durante i mesi invernali e poi prelevarla, sotto forma di blocchi di ghiaccio, in estate e commercializzarla finanche alle province di Caltanissetta e Agrigento.
Seguendo la traccia del sentiero si raggiunge l'ampia valle che si estende a est di Pizzo Scalonazzo, nota localmente come “Fossi di San Gannualfu”, dove si consiglia di prestare un po' di attenzione al terreno in quanto si ha la possibilità di osservare alcuni dei numerosi piccoli fossili incastonati nelle pietre e, in primavera, di trovare qualche bel esemplare del pregiato fungo di basilisco. Lasciato sulla sinistra il sentiero 2a, poco evidente, che raggiunge il rifugio Scalonazzo, si procede a destra per un sentiero con segnavia rosso bianco, mantenendo la valle sulla sinistra e poi lentamente lasciarla quasi alle spalle, sino a raggiungere la base di un irto pendio. Persa ormai la traccia del sentiero, si sale per qualche centinaio di metri tra facile roccette e una volta raggiunto il crinale si procede a vista verso Pizzo Carbonara evidenziato da un mucchio di sassi. Ampi e spettacolari i panorami che spaziano a 360° su tutta la Sicilia estendendosi, nelle giornate più limpide, fino all'isola di Ustica, alle Eolie, i Nebrodi, l'Etna, gli Erei, i Sicani.
Dopo una meritata sosta, anche per godere di questi eterogenei paesaggi, si riprende il cammino, sempre tra vaste pietraie, seguendo degli ometti e dei segni bianco rossi, in questo tratto più frequenti per le difficoltà nell'individuare il percorso.
Scendendo pian piano di quota si raggiunge, sulla sinistra, una stupenda dolina che ha assunto la forma di un teatro con, tutt’attorno lungo i pendii, a cerchio, dei segni che sembrano delle gradinate costruite apposta. Questo sarebbe un posto ideale per svolgervi piccoli spettacoli poco invasivi immersi nella natura, sicuramente per pochi, visto che non molti sarebbero disposti a percorrere tanta strada a piedi, ma di grande fascino.
