Continuando a salire, in un ambiente dominato da vaste pietraie variamente modellate dagli agenti atmosferici, si superano i pochi resti di un màrcatu quindi, una volta aggirato da est un piccolo rilievo, si raggiunge Roccasella dove, al centro di un vasto pianoro, si trova l'omonimo màrcatu, uno dei più vasti ed interessanti dell'area che conserva ancora, nonostante anni di inutilizzo, due suggestivi pagghiara.
I numerosi recinti del màrcatu sono realizzati sfruttando la naturale conformazione dei pendii circostanti e l'abbondante pietra del luogo, tale da risultare perfettamente inseriti nel contesto ambientale, anzi in
RACCUONU
Secondo un’antica leggenda, lungo il Manico della Padella si trova una grotta, formata da sette camere, nella quale è custodito un immenso tesoro accumulato da antichi re.L’ingresso della grotta, però, è ostruito, occultato da una rigogliosa edera e protetto da Raccuonu, una misteriosa figura, con una mazza in mano, che mette paura solo a vederla. Tutto ciò per impedire che qualcuno possa impossessarsi del tesoro. Secondo l’esperienza acquisita dagli antichi, tuttavia, ogni sette anni, nel giorno del Venerdì Santo e per tutta la durata della messa che si celebra nella Chiesa Madre di Polizzi, l’accesso alla grotta si libera e Raccuonu posa la mazza e smette di proteggere il tesoro.
Se qualcuno ha quindi intenzione di impossessarsi del tesoro, può farlo in quella occasione, ma sappia che una volta riuscito ad individuare quale è il settimo anno, dovrà fare i conti con una fittissima nebbia che avvolgerà tutta la montagna. Inoltre, arrivati nella grotta, dovrà immediatamente disarmare Raccuonu e raccogliere l’oro in fretta perché non appena la messa finisce, e forse sarà il caso di sperare in una predica lunga, l’ingresso alla grotta si ostruisce di nuovo e chi è ancora dentro rimane prigioniero di Raccuonu. In tanti ne parlano, qualcuno in passato ha organizzato delle esplorazioni, ma il tesoro ancora oggi rimane efficacemente protetto da Raccuanu.
Da qui, puntando verso sud, senza seguire un itinerario ben preciso, si può raggiungere il margine superiore della Padella ed ammirane le spettacolari pareti che precipitano a picco per decine di metri circondando, da ogni lato, uno scompigliato ambiente roccioso. Procedendo invece verso ovest, lungo il sentiero ora diventato un semplice viottolo, si raggiunge la località Mandria dei Cervi, toponimo che ben evoca la presenza di animali purtroppo scomparsi da molti anni. Superata una piccola costruzione rurale e il bevaio dei Cervi, si arriva a Cozzo Vituro (1507 m) dove a catturare l’attenzione sono i vasti e spettacolari panorami che dalla sottostante valle dell'Imera Settentrionale si spingono sino alle colline e alle vette più alte dell’entroterra siciliano. Per il rientro si ripercorre l'itinerario a ritroso.
« Ultimo sopralluogo, maggio 2007 »
* L'intera area nell'agosto 2008 è stata attraversata da un doloroso incendio che ha distrutto piante e costruzioni rurali. Quanto descritto può in parte non corrispondere più alla realtà.