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Pollina: un caratteristico borgo medievale che affascina per i vasti paesaggi e i piccoli tesori d'arte

PAESI & BORGHI




POLLINA

Un caratteristico borgo medievale che affascina
per i vasti paesaggi e i piccoli tesori d'arte

© Testo e foto: Vincenzo Anselmo




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Quasi a ridosso di uno dei tratti più suggestivi ed affascinanti della costa settentrionale della Sicilia, nel bel mezzo di una vasta area collinare che si stende tra le Madonie e i Nebrodi, si erge, solitaria, un'alta e scoscesa rupe. Alla sua sommità, una attaccata all'altra, quasi per esigenza di stabilità oltre che di spazio, un nutrito gruppo di case, dominate da un'imponente torre quadrangolare, formano la piccola e pittoresca cittadina di Pollina.

CENNI STORICI
Le sue origini sono avvolte nel mistero. Molti studiosi la vorrebbero far risalire al periodo della colonizzazione greca ritenendo che deriva dall'antica Apollonia. In verità non sono stati ritrovati mai documenti o reperti archeologici che possano avvalorare tale ipotesi, basata solo su un'analisi etimologica del nome.
Le prime notizie certe sul piccolo centro risalgono al 1082: in quell'anno il casale di Polla viene indicato come facente parte della Diocesi di Troina. Nel 1096 passa sotto la giurisdizione della Diocesi di Patti e nel 1131, durante il regno di Ruggero II, alla Diocesi di Cefalù.
Quest'ultima, nel 1321, in cambio dei feudi di Feminio e Veneruso, cedette Pollina ed il suo castello a Francesco Ventimiglia, Conte di Geraci.
Nel XVI secolo, proprio sotto la dominazione dei Ventimiglia, grazie anche al notevole impulso della famiglia Minneci, Pollina raggiunge il suo massimo splendore. In quegli anni furono ordinate, ai maestri più in vista del tempo, opere dall'alto valore artistico, mentre
la torre del castello veniva concessa, da Giovanni II Ventimiglia, al grande scienziato messinese Francesco Maurolico, che vi condusse, tra il 1548 e il 1550, importanti studi astronomici che portarono alla correzione delle Tavole Alfonsine. In quell'occasione le stanza superiori della torre furono riadattate in modo da agevolare, allo studioso, l'osservazione delle stelle e dei pianeti. Molto probabilmente si trattò del primo vero osservatorio astronomico della Sicilia.

ITINERARIO DI VISITA
Per raggiungere il piccolo centro bisogna percorrere una strada panoramica che, dipartendosi dalla SS 113, all'altezza di Capo Rais Gerbi, curva dopo curva si inerpica sul monte dispiegando alla vista del viaggiatore, come a voler compensare il disaggio dei continui tornanti, paesaggi sempre nuovi e incantevoli che, man mano ci si allontana dalla costa, diventano sempre più vasti.



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