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Ispica: una piacevole passeggiata tra architetture barocche e liberty

PAESI & BORGHI




ISPICA

Una piacevole passeggiata
tra architetture barocche e liberty

© Testo e foto: Salvatore Brancati




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Vi capiterà, almeno una volta nella vita, viaggiando da Siracusa verso Modica, di passare per Ispica, cittadina di circa 15.000 abitanti, posta nel limite più orientale della provincia di Ragusa, quasi al confine con la provincia di Siracusa.
Se avrete a disposizione tre o quattro ore, potrete visitare il centro storico della città che non mancherà di riservarvi emozioni e belle sorprese.
Ispica, ricostruita nel colle della Calandra dopo il disastroso terremoto del 1693, dove aveva già iniziato ad espandersi, si presenta fra i centri più funzionali e moderni della provincia di Ragusa ed è caratterizzata da strade larghe e diritte, da bei palazzi e da monumentali chiese.
E proprio dal centro della collina che ospita il Palazzo Bruno di Belmonte, emblema del liberty isolano, inizia la nostra visita della città. Il Palazzo si erge nel panorama urbano con la maestosità di un castello, grazie all’imponente volume e alle sue possenti torri angolari ed è opera del famoso architetto palermitano Ernesto Basile che lo progettò nei primi anni del novecento. È una delle costruzioni liberty più importanti dell’isola.
Da Palazzo Bruno di Belmonte, scendendo per il corso Umberto, il salotto della città, si giunge alla Chiesa Madre di San Bartolomeo. La facciata, dalle linee semplici, piana, si sviluppa su due ordini, coniugando elementi barocchi e neoclassici e domina il grande spazio antistante della piazza principale. Sopra il portone centrale c'è lo stemma degli Statella, divenuto in seguito stemma della città.
Da vedere all’interno della chiesa, che è la più grande della città, nella parete della navata destra, dietro la facciata, il mausoleo seicentesco di Don Giovanni Statella e Caruso, benefattore della chiesa, morto nel 1638. Proviene dalla vecchia chiesa situata di fronte al castello nella Cava e risistemato dopo il terremoto del 1693 nella nuova chiesa. In marmo rosso Taormina, il sarcofago è sostenuto da due leoni accovacciati. Nella parte alta due putti in marmo bianco sostengono l’antico stemma degli Statella.
La terza cappella di destra, quella del Crocifisso, in marmi policromi, è anteriore al terremoto, come confermano i documenti d'archivio. Nella nicchia si ammira un bel Crocefisso dipinto su tavola. Il Crocifisso, dall’iconografia tardo bizantina -pare proveniente da Trapani- fu donato alla chiesa dalla famiglia Statella.



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