Per raggiungere l’area di indigenato, in piena zona “A” del Parco delle Madonie, bisogna imboccare la SP 119
Polizzi - Piano Battaglia e seguirla sino al km. 8.2 da dove si diparte una carrareccia dal fondo ben battuto chiusa al transito degli autoveicoli da un cancello. Procedendo lungo il tracciato, inizialmente immersi in una pineta e poi in un’area aperta che dispiega alla vista ampi e spettacolari paesaggi sull'
Anfiteatro della Quacella, si raggiunge, sulla destra, uno stretto sentiero che in poche centinaia di metri conduce nel Vallone Madonna degli Angeli per poi arrampicarsi lungo le pendici settentrionali di Monte Scalone, dove si incontrano già, in successione, alcuni esemplari. Altri, invece, possono essere raggiunti grazie ad una serie di diramazioni che si dipartono dal sentiero principale.
L’abete, dal colore verde scuro, ha un
portamento campaniforme e può raggiungere i 10-15 metri di altezza. La corteccia del tronco è di colore bianco-grigiastra mentre i rami sono di colore brunastro o, in quelli più giovani, rossastro. Particolare la disposizione dei rametti: da ciascuno dei principali se ne dipartono due laterali e così sempre di seguito come a formare tante piccole croci. Da qui il nome dialettale di
arvulu cruci cruci che viene utilizzato popolarmente. Le foglie, aghiformi, appiattite, presentano una scanalatura lungo la nervatura centrale e due linee longitudinali bianche nella pagina inferiore; esse sono ugualmente distribuite ai lati e nella parte superiore dei rami.
Gli
strobili, eretti, lunghi fino a 20 cm., raggiungono la maturità in autunno quando si disfanno lasciando disperdere i semi dalle brattee.
Per molti anni l’Abete dei Nebrodi, oggi sempre più spesso detto delle Madonie, è stato ritenuto sterile e quindi destinato all’estinzione. Negli ultimi decenni, fortunatamente, alcuni esemplari hanno iniziato a produrre strobili con semi fertili grazie a cui l’Azienda Foreste Demaniali della Regione siciliana ha potuto intraprendere una intensa opera di ripopolamento che lascia ben sperare per la sopravvivenza di questa specie vegetale.
« Ottobre 2004 »