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Madonie - La raccolta della manna tra le atmosfere contadine di un tempo

MESTIERI TRADIZIONALI

MADONIE

La raccolta della manna
tra le atmosfere contadine di un tempo

© Testo e foto: Vincenzo Anselmo




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Raggiungere quest’area delle Madonie orientali nel periodo estivo è, quindi, un’esperienza unica in quanto, ad una serie di emergenze paesaggistiche, naturalistiche e culturali, visitabili tutto l’anno, si aggiunge la possibilità di apprendere, grazie alla disponibilità degli agricoltori, per la verità ormai poco, tecniche produttive che pur se fatte di semplici gesti, richiedono notevole competenza e spirito interpretativo.
Prima di programmare una visita, però, si consiglia di informarsi sul reale andamento produttivo perché, a differenza di molte altre attività agricole, facilmente programmabili e variabili, da un anno all’altro, entro limiti molto brevi, la raccolta della manna, che teoricamente si può protrarre dalla fine di luglio agli inizi di settembre, può anche ridursi a qualche settimana visto che è notevolmente condizionata dagli aspetti climatici. Alti tassi di umidità e frequenti, anche se brevi e pochi intensi, temporali estivi, possono ritardare di molto il periodo produttivo o rovinare del tutto l’intero raccolto.
Condizione essenziale per la produzione della manna è che il frassino sia cunchiutu cioè maturo. Il mannaruolu riesce a capire quando è il momento giusto per iniziare a ‘ntaccari l’albero dalle foglie che devono essere ingiallite, asciutte e increspate.
Solo allora si munisce du cutiaddu â manna e comincia ad incidere gli alberi iniziando dal basso del tronco. Ogni mattina provvede a realizzare una nuova tacca ad una distanza di circa uno - due centimetri l’una dall’altra. Dalle ferite inizia a scorrere una linfa di colore ceruleo che, a contatto dell’aria calda e secca, si rapprende assumendo il caratteristico colore bianco-giallognolo e il sapore dolciastro.
Se dalle incisioni esce molto liquido, cioè l’albero è ‘n currenza, o vi è nell’aria un po’ di umidità, non tutta la linfa riesce a rapprendersi sul tronco. Una parte raggiunge inevitabilmente la terra e si disperde tra essa. Per evitare questo alla base di ogni albero vengono disposti alcuni originali raccoglitori realizzati con appositi cladodi di ficodindia (pala di ficudinia) fatti accoppate al sole per effetto della disidratazione subita. Questi però negli ultimi anni vengono sempre più spesso sostituiti da recipienti di plastica, sicuramente più pratici anche se meno belli da vedere.
Nel caso in cui l’albero è incurvato, e le temperature abbastanza alte con un bassissimo tasso di umidità, il liquido si rapprende subito formando delle piccole stalattite che danno origine alla manna di migliore qualità. Per questo, tale formazione spesso viene agevolata dal frassinicoltore creando sul tronco apposite sporgenze o, tecnica adottata in questi ultimi anni, inserendo lunghi fili di plastica che fungono da sostegno alle “stalattiti” di manna che si andranno a formare.



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