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Madonie - La raccolta della manna tra le atmosfere contadine di un tempo

MESTIERI TRADIZIONALI




MADONIE

La raccolta della manna
tra le atmosfere contadine di un tempo

© Testo e foto: Vincenzo Anselmo




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Se, per un motivo qualsiasi, tra la fine di luglio e la prima decade di settembre ci si trova a percorrere una delle diverse stradine che intersecano le campagne di Castelbuono e di Pollina, si rimane colpiti dalla presenza di alcune piante dal tronco imbrattato da una sostanza biancastra. Se poi qui si giunge nelle prime ore del giorno, quando ancora il sole è basso e l’aria non ancora infuocata, ad attirare l’attenzione sarà, anche, qualche tenace agricoltore che, dall’età avanzata e dalla pelle segnata dalle lunghe esposizioni al sole, si muove velocemente tra piccoli e verdeggianti alberi praticandovi, su ogni tronco, con un particolare strumento affilato simile alla roncola, una incisione da cui esce della linfa. Sembra che l’uomo, contrariato per la dura vita trascorsa nei campi, fatta di stenti e sofferenze varie, si sia alzato di buon mattino con l’intenzione di eliminare la fonte di tutti i suoi mali, gli alberi, assicurandogli, però, il male maggiore e cioè una morte lenta e sofferente, per “dissanguamento”.
In realtà, dopo un’osservazione più attenta, si nota che non c’è niente di crudele in ogni gesto dell’agricoltore, ma tutt’altro. La cura con cui ricerca il punto dove effettuare l’incisione,
la delicatezza e la precisione del taglio, lasciano trasparire un certo amore nei confronti della pianta.
Ma allora, vien da chiedersi, perché quell’uomo è così indaffarato ad intaccare la corteccia di ogni albero?
Basta fermarsi per un attimo, e scambiare qualche parola con l’agricoltore, per apprendere che tutto ciò viene effettuato per favorire la fuoriuscita, dalla corteccia degli alberelli, di un liquido amaro che a contatto con l’aria calda si rapprende formando la manna, prodotto conosciuto sin dall’antichità per le sue molteplici proprietà terapeutiche, ma ben diverso dalla manna divina, di cui parla la Bibbia, che per quarantanni piovve nel deserto sfamando gli Ebrei, così come da quello ottenuto dalla secrezione naturale di alcune piante. La manna di cui stiamo trattando viene prodotta esclusivamente da alcune varietà di frassino e con le altre ha in comune il nome e, tutt’al più, l'aspetto.
La coltivazione del frassino da manna in passato era molto diffusa, ed in Sicilia interessava vaste aree che si affacciano sulla costa settentrionale dell’isola. Nei secoli, però, ma soprattutto a partire dagli anni trenta del Novecento, quando nel mercato venne introdotto un prodotto molto simile alla mannite - principale derivato della manna - ottenuto a bassissimo costo come sottoprodotto della lavorazione dello zucchero da barbabietola, tale coltivazione andò regredendo sempre di più sino ad essere relegata, oggi, ad un ristretto territorio a cavallo dei comuni di Pollina e di Castelbuono.



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