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Madonie - Viaggio nel mondo dei maestri del fuoco nascosto

MESTIERI TRADIZIONALI

MADONIE

Viaggio nel mondo
dei maestri del fuoco nascosto

© Testo e foto: Vincenzo Anselmo




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All'inizio collocò tre tronchi in modo da formare una piccola capanna, il cuore della carbonaia, poi iniziò a sistemarvi attorno altri pezzi. Una volta allargata la base, cominciò un altro giro su di essa e così via sino ad ottenere una struttura a cupola. Questa fase è molto delicata perché il carbonaio, non avendo mai - come già detto - il controllo diretto sul fuoco, deve prevederne la propagazione sin d'adesso, accostando la legna in modo da non lasciare spazi liberi. Solo a terra, tra il cuore della carbonaia e l'esterno, e al centro, dal basso verso l'alto, il carbonaio crea due condotte cave che poi utilizza per appiccare il fuoco e per alimentarlo con nuova legna.
Finita di sistemare la legna, i cravunara passarono alla fase successiva, cioè a 'ntirrari u fussuni. Presi gli attrezzi - zappuna, pali e scali - iniziarono a ricoprire u fussuni con fronde di alberi e terra in modo da formare una copertura elastica. Questa assolve ad alcune importanti funzioni: seguire il volume della carbonaia che a poco a poco si abbassa per la perdita d'acqua della legna che "cuoce"; garantire un controllo diretto sull'immissione d'aria nella carbonaia stessa; assicurare una lenta cottura della legna.
Ultimata quest'altra fase, venne appiccato il fuoco, cosa che avviene sempre di mattina presto in modo d'avere a disposizione l'intera giornata per regolarne al meglio la combustione.
Iniziava, così, un'attività lavorativa ripetitiva che solitamente si protrae per sei, otto giorni, in base alle dimensioni della carbonaia stessa. Ogni sera e ogni mattina veniva aperta la sommità della carbonaia per alimentare, con nuova legna, il canale centrale, mentre con una grossa pala di legno si batteva sulla copertura di terra in modo da mantenerla costantemente compatta. Furono questi i momenti in cui il carbonaio mostrò tutte le sue doti di grande "artista del fuoco nascosto". Egli "interpretava" il colore del fumo che fuoriusciva dagli sfiatatoi, l'aroma dallo stesso fumo emanato, lo scricchiolio proveniente dalla legna che "cuoceva", nonché osservava di quanto la carbonaia si era abbassata, tutti elementi che gli fornivano le dovute indicazioni sul grado di cottura della legna e quindi sul lato in cui dirigere il fuoco, aprendo nuovi sfiatatoi e tappandone altri.



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