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Vallone Madonna degli Angeli

MERAVIGLIE DELLA NATURA




POLIZZI GENEROSA (PA)

Vallone Madonna degli Angeli

© Testo e foto: Vincenzo Anselmo




Si trova a nord della cittadina di Polizzi Generosa, nel Parco delle Madonie, ed è una delle aree di maggiore interesse scientifico della Sicilia. I motivi sono da ricercare, principalmente, nella presenza di diverse piante endemiche e nell'insolita convivenza, alla stessa altitudine, del leccio e del faggio, piante tipiche di ambienti e climi totalmente diversi.
Il faggio, che è tipico del centro Europa, e quindi di climi freddi, ricopre le pendici settentrionali di Monte Scalone, versante esposto a nord dove il manto nevoso dura più a lungo. Il leccio invece, che è tipico del clima mediterraneo, colonizza le pendici meridionali del Monte Quacella, quindi esposto ai venti caldi del sud, fattore che permette alla pianta di spingersi fino ai 1700 metri quando, normalmente, vegeta dal livello del mare sino ai 1100 metri. In pratica le piante si guardano una di fronte all'altra senza che fra le due vi sia un'altra formazione intermedia, fatto questo unico e di straordinaria importanza.
Forse l'aspetto più noto del Vallone Madonna degli Angeli è legato alla presenza dell'endemico Abete delle Madonie (Abies nebrodensis), pianta per molti anni ritenuta una specie originatasi dall’Abete bianco in seguito al lungo isolamento in cui si sarebbe venuta a trovare la popolazione originale durante le fasi interglaciali. Oggi invece viene considerato una specie a sé presente in Sicilia sin dal Terziario, ancor prima dell’arrivo dell’Abete bianco che si fa risalire all’ultima glaciazione. Ad avvalorare tale ipotesi il ritrovamento sulle Madonie nord-orientali di una stazione “fossile” attraverso cui si è potuto accertare che 9.000 anni fa i due abeti erano entrambi presenti.
I circa 30 esemplari adulti si trovano tutti ad un’altezza compresa tra i 1400 e i 1650 metri sul versante settentrionale di Monte Scalone, noto anche come Manca i Pini, (nella lingua locale era diffuso l'uso di chiamare gli abeti “pini” e forse il nome della località sta ad indicarci che in passato gli abeti erano molto più numerosi).



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