In realtà questa collina, assolata d'estate e fangosa d'inverno, localmente chiamata Occhiu di Macalubi (Occhio di Macalube), è interessata da un raro fenomeno geologico originato dalla presenza nel sottosuolo di gas. Questo, risalendo verso la superficie, attraverso fratture che si creano in uno strato di argille non consolidate, creano correnti ascensionali che trasportano acqua e, di conseguenza, fango e quanto incontrano lungo la risalita.
La continua fuoriuscita di fango ha creato in tutta la zona una serie di coni che variano da pochi centimetri a un metro circa di altezza, creando un suggestivo paesaggio dall'aspetto lunare. Questo fenomeno, per somiglianza morfologica con quello vulcanico, viene definito vulcanesimo sedimentario, ma non ha niente a che vedere con le manifestazioni di origine vulcanica.
Quando le eruzioni sono più intense, e il fango più fluido, le colate si diffondono tutt'intorno creando, non appena si asciugano, delle caratteristiche screpolature superficiali irregolarmente reticolate con disegni fantasiosi e piacevoli.
In rare occasioni può capitare che la pressione interna del gas è così forte da provocare intense esplosioni e l'espulsione di notevoli quantità di gas misto ad argilla e acqua fino ad altezze notevoli.
Nelle vicinanze della collina dei vulcanelli si trovano delle pozze d'acqua che sembrano andare in ebollizioni per la continua risalita di gas. In queste pozze si possono notare anche piccoli depositi oleosi di idrocarburi saturi.
Essendo di notevole interesse geomorfologico e naturale l'area è sottoposta a tutela e rientra tra i confini della Riserva Naturale Integrale Macalube di Aragona gestita da Legambiente Sicilia, associazione che oltre a regolarne la fruizione, negli anni ha creato due itinerari: uno geologico, che interessa l'area dei vulcanelli, e l'altro naturalistico, che si sviluppa nell'area limitrofa.
Quest'ultimo riveste notevole interesse perché dà la possibilità di osservare la flora tipica dell'area, spesso notevolmente diversa da quella delle colline circostanti, e alcune zone umide, i cosiddetti stagni temporanei mediterranei, un habitat di valenza comunitaria.
Per la presenza di ambienti così selettivi e di zone umide - ormai rare - di cruciale importanza per la fauna sia stanziale che di passaggio, l’area di riserva è stata classificata come Sito di Importanza Comunitaria.