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Palazzolo Acreide - La festa di San Paolo

FESTE RELIGIOSE

   

PALAZZOLO ACREIDE

Luci, colori, botti e devozione popolare
per i festeggiamenti in onore di San Paolo

© Testo e foto: Vincenzo Anselmo




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Essa infatti scatenò una profonda rivalità  tra i Sampaulisi e i Sammastianisi, rispettivamente devoti a San Paolo e alla Madonna di Odigitria, rivalità  che si protrasse per più secoli e che si accentuò verso la metà  del XIX secolo quando la chiesa di San Sebastiano, dove si venerava la Madonna di Odigitria, e attorno a cui si raccoglieva la popolazione dell'omonimo quartiere, venne elevata a parrocchia. Ancora oggi, anche se solo timidamente, una certa rivalità, tra le due opposte fazioni, riemerge in occasione dei festeggiamenti di San Sebastiano e San Paolo.
Nel corso dei secoli, ma soprattutto del Novecento, caratterizzato da un forte processo di "modernizzazione" e di trasformazioni sociali e culturali, la festa ha subito alcune modifiche anche se, per quanto riguarda i
tratti essenziali, è rimasta uguale al passato.
È scomparso, infatti, ormai dagli inizi del secolo scorso, quel triste atto penitenziale della lingua a trasciniùni, comune a molte feste dell'Italia meridionale, consistente nello strisciare la lingua a terra dall'ingresso del luogo sacro sin sotto l'altare maggiore, mentre a partire dal 1949 è stato proibito l'uso di portare dentro la chiesa muli, cavalli, pecore, capre, mucche e vitelli, animali che, con un nastro rosso attorno al collo e una immaginetta di San Paolo sulla fronte, venivano portati in giro per le vie della cittadina e poi fin dentro la chiesa dove venivano fatti inginocchiare, a forza di spintoni ed altro, davanti alla statua di San Paolo per essere benedetti.
Scomparsi sono pure i ciarauli, uomini a cui il popolo attribuiva dei poteri soprannaturali, in quanto ritenuti capaci di proteggere dai morsi dei rettili e, proprio per questa virtù, considerati discendenti diretti di San Paolo che fu, a detta del popolo, u primu ciaraulu.
Questi uomini partecipavano ai festeggiamenti con delle bisce in mano, sulle spalle o attorcigliate al collo. Il Pitrè, nella sua opera sulle Feste Patronali in Sicilia, racconta che «donne d'ogni età, ragazze e spose, le quali fuggirebbero solo a scorgerne uno in campagna, se li lasciano senz'altro appressare, deporre placidamente nel grembiule e li guardano impassibili e certune anche li palpano, tanto può non so se la virtù della devozione, o la forza dell'esempio degli altri, o la suggestione di tutto ciò che circonda!» e poi ancora che, entrati in chiesa alla fine della processione, «bisce e scorzoni, lasciati liberi per terra, strisciano, sguisciano piegandosi, slungandosi, avvolgendosi così tra loro che vengono i brividi al solo pensarci». Non presenti più questi uomini rimangono ben vive, tra il popolo, certe credenze secondo cui per proteggersi dai morsi bisogna invocare San Paolo.
Oggi i festeggiamenti si aprono il ventisette giugno con a sirata a villa per proseguire nel tardo pomeriggio del giorno dopo con il giro della banda musicale per le vie della cittadina. Più tardi, nella chiesa di San Paolo, si prosegue con a sciùta ra cammira, una cerimonia nel corso della quale la statua lignea di San Paolo, opera dello scultore ragusano Vincenzo Lorefice, rimasta coperta da un manto fin dal mese di gennaio, tra un immenso scampanio, il fragore provocato dallo sparo di numerose bombe e i continui Viva San Paulu... viva San Paulu... e cchi ssiemu tutti muti... viva lu gran patronu, urlato dalle centinaia e centinaia di devoti che si accalcano nella chiesa, appare al popolo.



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