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Palazzolo Acreide - La festa di San Paolo

FESTE RELIGIOSE




PALAZZOLO ACREIDE

Luci, colori, botti e devozione popolare
per i festeggiamenti in onore di San Paolo

© Testo e foto: Vincenzo Anselmo




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I motivi che possono spingerci a visitare Palazzolo Acreide, elegante cittadina che sorge su un rilievo del versante meridionale della Valle dell'Ànapo, nell'entroterra siracusano, sono diversi: un interessante sito archeologico posto a poca distanza dall'attuale centro abitato; un delizioso tessuto urbano punteggiato, qua e là , da diversi monumenti barocchi; un vasto patrimonio artistico custodito nei vari monumenti alla cristianità  e opera, spesso, dei maggiori artisti di ogni periodo; un pregevole museo dove sono sistemati migliaia di oggetti relativi alla vita, al lavoro e alla cultura contadina di fine ottocento, raccolti dall'antropologo A. Uccello.
A questi validi motivi, sul principio dell'estate se ne aggiunge un altro di interesse religioso - culturale. Dal ventisette al ventinove giugno, infatti, i palazzolesi festeggiano, in modo sontuoso e spettacolare, San Paolo, loro santo patrono. Questi giorni, quindi, possono essere una buona occasione per visitare la cittadina e scoprirne, oltre le testimonianze archeologiche, storiche e artistiche, anche le tradizioni, la cultura e il profondo senso religioso dei suoi abitanti.
Il culto di San Paolo a Palazzolo Acreide è molto antico, anteriore, probabilmente di diversi secoli, alla stessa elezione del santo a patrono della cittadina, avvenuta nel 1690, al posto della Madonna di Odigitria. I motivi di questo "cambio" di patroni sono da ricercarsi nella presenza nella cittadina di una numerosa confraternita titolata a San Paolo, nonché nella necessità  del popolo, vista l'incertezza della vita di ogni giorno e la totale dipendenza dalle risorse della terra, sempre incerte, di porsi sotto la tutela del santo che più di ogni altro poteva soddisfare i loro bisogni. E questi non poteva che essere, per vari motivi, San Paolo.
Le sue due ricorrenze festive ricadono
in due periodi dell'anno molto importanti per l'agricoltore: il venticinque gennaio - giorno della conversione del santo al cristianesimo - quando il grano nei campi non è altro che un piccolo germoglio e l'inverno ancora lungo lo minaccia con i suoi rigori quindi occasione buona per propiziare condizioni atmosferiche non avverse per un buon raccolto; il ventinove giugno - giorno del suo martirio - quando sono in corso le operazioni di mietitura e quindi altra buona occasione per ringraziare il santo per il raccolto effettuato ma anche per chiederne di nuovi, per il futuro, sempre più abbondanti.
Ma l'inizio dell'estate è anche il periodo di maggiore pericolo per il popolo dedito alle operazioni di mietitura, pericolo legato ai morsi degli insetti velenosi così come ai morsi dei serpenti, sempre in agguato nelle assolate campagne palazzolesi.
Ecco, quindi, ancora un motivo per cui San Paolo era il santo a cui affidarsi in quanto da sempre considerato guaritore dal morso dei serpenti, credenza questa legata all'episodio raccontato negli Atti degli Apostoli secondo cui il santo, mentre si trovava a Malta, fu morso da una vipera senza subire alcuna conseguenza.
L'elezione di San Paolo a patrono della cittadina non avvenne senza provocare malumori in una parte dei palazzolesi.



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