Raggiunta la piccola piazza dei Miracoli, dove prospetta la chiesa di Sant’Antonio, insufficiente a contenere l'immensa folla di fedeli e turisti, i portatori, stremati dalla fatica, bagnati dal sudore, tra gli incitamenti della folla, prendono la rincorsa e scagliano, a mo' di ariete, le stanghe della vara contro il muro di una piccola casa. Questo è un momento non privo di rischi - diversi sono stati negli anni gli incidenti - visto che la folla solo a stento, e appena in tempo, riesce a spostarsi tra le spinte che provengono da ogni parte lasciando a malapena lo spazio necessario a che la vara possa passare. Gli assalti si ripete uno, due, tre, quattro volte e molto di più, sino a quando, cioè, non riescono ad abbattere il muro della casetta.
Il popolo attribuisce a questo rito un valore magico-religioso. Ogni colpo corrisponde ad un miracolo, ad una grazia che il Santo effettuerà nel corso dell'anno, così come dall'apertura del varco sul muro della piccola casa si ricaveranno degli auspici per l'anno a venire.
Diverse sono le leggende fiorite attorno a questo rito. Basta chiedere delle informazioni ai capitini per sentirsi dire che la modesta casa sarebbe stata abitata dal fratello del Santo;
Abbattuto il muro della casa, la processione riprende sempre in salita e, raggiunta la Chiesa Madre e poi la periferia settentrionale del paese, si dirige verso la chiesa di San Giacomo per riportare, intorno alle 10.30, la reliquia e il simulacro del Santo nella sua chiesa, cosa che avviene, ancora una volta, in un modo del tutto originale e in un'atmosfera di profonda euforia e gioia: di corsa e al suono di un'allegra marcia che deve essere gradita alla maggioranza dei portatori, scelta non sempre semplice.
« Ultimo aggiorn. luglio 2008 »