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Capizzi - La festa di San Giacomo

FESTE RELIGIOSE




CAPIZZI

Corse sfrenate e riti propiziatori
per la festa di San Giacomo Apostolo Maggiore

© Testo e foto: Vincenzo Anselmo




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È strano notare cosa succede in questi vicoli stretti e in ripida salita. I portatori corrono, nonostante la pesante vara, corrono e spingono coloro che si trovano davanti e che, a loro volta, spingono gli altri. Ecco che qualche componente della banda smette di suonare perché non c'è la fa più, qualcun altro smette perché costretto ad alzare in aria lo strumento per guadagnare spazio tra lui e gli altri. Anche tra i fedeli c'è chi non riesce a sostenere il ritmo di corsa di chi gli sta dietro e quindi non vede l'ora di incontrare un vicolo, un'altra via attraverso cui ci si può svincolare per poi riprendere la processione, con calma, in un punto più avanti. Ma i portatori, nonostante siano segnati sul viso da smorfie di dolore e fatica, continuano nella loro corsa.
Raggiunta la piccola piazza dei Miracoli, dove prospetta la chiesa di Sant’Antonio, insufficiente a contenere l'immensa folla di fedeli e turisti, i portatori, stremati dalla fatica, bagnati dal sudore, tra gli incitamenti della folla, prendono la rincorsa e scagliano, a mo' di ariete, le stanghe della vara contro il muro di una piccola casa. Questo è un momento non privo di rischi - diversi sono stati negli anni gli incidenti - visto che la folla solo a stento, e appena in tempo, riesce a spostarsi tra le spinte che provengono da ogni parte lasciando a malapena lo spazio necessario a che la vara possa passare. Gli assalti si ripete uno, due, tre, quattro volte e molto di più, sino a quando, cioè, non riescono ad abbattere il muro della casetta.
Il popolo attribuisce a questo rito un valore magico-religioso. Ogni colpo corrisponde ad un miracolo, ad una grazia che il Santo effettuerà nel corso dell'anno, così come dall'apertura del varco sul muro della piccola casa si ricaveranno degli auspici per l'anno a venire.
Diverse sono le leggende fiorite attorno a questo rito. Basta chiedere delle informazioni ai capitini per sentirsi dire che la modesta casa sarebbe stata abitata dal fratello del Santo;
oppure che qui, per molti anni, sarebbero state custodite le reliquie di San Giacomo, o, più comunemente, che in questo luogo sarebbe esistito un tempio dedicato alla dea Cibele poi distrutto dal Santo, e che quindi il rito simboleggerebbe la vittoria del cristianesimo sul paganesimo. Da un esame più approfondito, e questa è l'opinione di molti studiosi, nel rito è possibile leggere la trasfigurazione delle falloforie greche che nell’antichità venivano celebrate per propiziare la fertilità.
Abbattuto il muro della casa, la processione riprende sempre in salita e, raggiunta la Chiesa Madre e poi la periferia settentrionale del paese, si dirige verso la chiesa di San Giacomo per riportare, intorno alle 10.30, la reliquia e il simulacro del Santo nella sua chiesa, cosa che avviene, ancora una volta, in un modo del tutto originale e in un'atmosfera di profonda euforia e gioia: di corsa e al suono di un'allegra marcia che deve essere gradita alla maggioranza dei portatori, scelta non sempre semplice.

« Ultimo aggiorn. luglio 2008 »



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