Home
»
Aree protette
»
Parco delle Madonie
»
Natura e paesaggio

AREE PROTETTE

PARCO NATURALE DELLE MADONIE

Natura e paesaggio

© Testo e foto: Vincenzo Anselmo






Le Madonie occupano la porzione centrale della lunga catena montuosa che, correndo quasi parallelamente alla costa settentrionale della Sicilia, si estende da Messina fin quasi alle porte di Trapani, e che comunemente viene considerata la propaggine meridionale degli Appennini. Nella pratica comune i confini di questi monti (oggi per lo più ricadenti all'interno dei confini dell'omonimo parco) vengono fatti coincidere con la Valle del Fiume Imera Settentrionale, ad ovest, la Valle del Fiume Pollina, ad est, la costa tirrenica, a nord, e l'altopiano gessoso-solfifero, a sud. Se ben definiti risultano i confini ad est e ad ovest, così come a nord, dove, nel tratto tra Cefalù e Finale di Pollina, si susseguono modesti rilievi che precipitano direttamente a mare, non ugualmente può dirsi a sud. Qui il massiccio si raccorda con l'interno della Sicilia con una serie di valli e di colline dai profili dolci che impediscono di delineare un limite preciso.
Apparentemente omogeneo, un unico e vasto blocco montuoso che emerge dal mare per raggiungere, velocemente, quasi 2000 metri di altitudine con Pizzo Carbonara (1979 m), la seconda cima più alta della Sicilia dopo l'Etna, iniziando ad esplorarlo svela immediatamente la sua vera natura: una catena montuosa formata da più blocchi non di rado diversi per età, morfologia e formazione.
Nell'area centrale s'innalza, con alte e strapiombanti pareti, il vasto corpo carbonatico di Pizzo Carbonara, con Pizzo Antenna o della Principessa (1977 m), Pizzo Palermo (1964 m), Pizzo Scalonazzo (1903 m) e Monte Ferro (1906 m). Quest'area si caratterizza per l'intensa attività carsica di superficie, favorita dall'elevata piovosità e dalla persistenza di un generoso manto nevoso fino a tarda primavera, che ha dato origine, soprattutto nel vasto altopiano sommitale, a numerose doline che possono raggiungere anche i 200 metri di diametro e i 25 di profondità.
A sud ovest del massiccio del Carbonara, separato da un'ampia e profonda valle solcata dalle acque del Vallone Madonie, si erge il blocco di Monte dei Cervi (1794 m), con Pizzo Antenna (1697 m), Monte Castellaro (1656 m) e Cozzo Vituro (1507 m). Anch'esso di natura calcarea, formatosi nello stesso periodo ma in un ambiente marino diverso rispetto al corpo roccioso del Carbonara, racchiude alcuni tra i paesaggi più espressivi dell'intera area, quale Piano Cervi, un vasto pianoro d'alta montagna circondato da una fitta faggeta, e, lungo i fianchi del versante meridionale, un'interessante incisione nota come Padella, per la particolare e caratteristica forma assunta dalla roccia a seguito di continui crolli e ribaltamenti ancora in atto.
Altro nucleo, che vede Monte San Salvatore (1912 m) e Monte Quacella (1869 m) tra le cime più alte, è quello che si eleva a sud est del Carbonara. Di notevole interesse paesaggistico e naturalistico, qui, le dolomitiche Serre di Quacella, vasto "anfiteatro" dove ad una flora ricca di essenze endemiche o rare, si unisce un paesaggio in continua erosione caratterizzato da lunghi ghiaioni, canaloni e guglie che conferiscono all'ambiente un aspetto alpestre tale da indurre un illustre botanico, quale M. Lojacono Pojero, a definirle Alpi Siciliane.
Attorno a questi tre corpi, con una morfologia meno aspra e dura, si adagiano modeste alture, ampie valli e colline di natura argillo-sabbiosa interrotti, qua e là, da aguzzi rilievi di natura calcarea che si innalzano improvvisamente e solitari. Da nord verso sud si elevano: la Rocca di Cefalù (270 m), uno dei luoghi più incantevoli in grado di racchiudere in un sola immagine la montagna e il mare; Pizzo di Pilo (1385 m), a ridosso di cui sorgono i centri abitati di Gratteri, a nord, e Isnello, a sud est; Monte d'Oro (808 m), sede di un antico centro abitato di cui si conservano interessanti ruderi; la Rocca di Sciara (1080 m), ai piedi di cui si adagia l'abitato di Caltavuturo; la Rocca di Sclafani Bagni, sulla cima di cui svetta l'omonimo centro abitato. Apparentemente isolati dal massiccio centrale, ognuno di questi blocchi rocciosi rivela continuità litologica nel sottosuolo.
La natura delle rocce ha notevolmente condizionato la vasta rete idrica madonita. Se, infatti, ricca di torrenti e di sorgenti risulta l'area periferica, del tutto priva ne è l'area centrale dove predomina la roccia di tipo calcarea. Qui l'acqua si infiltra velocemente nel sottosuolo dando vita ad una estesa rete idrica sotterranea che poi va ad alimentare le numerose sorgenti, alcune delle quali di grossa portata, (Scillato, Polizzi, Faguara) distribuite su tutti i versanti. I corsi d'acqua, prevalentemente a carattere torrentizio, si sviluppano in modo irregolare intersecando l'area in ogni direzione e riversando le loro acque, spesso impetuose, ora verso l'Imera Settentrionale e il Pollina, che scorrono su letti alluvionali prima di sfociare nel Tirreno, ora verso l'Imera Meridionale che, tagliando la Sicilia in due, sfocia nel Mar d'Africa.
Significativa la presenza di fossili, facilmente individuabili anche dai meno esperti nell'area di Piano Battaglia e del Carbonara, dove si rinvengono numerosi esemplari di coralli, spugne calcaree, alghe calcaree e lamellibranchi.

« Maggio 2007 »


LINK SPONSORIZZATI